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///IMMUNODEPRESSIONE E BEN NELLA BOVINA IN TRANSIZIONE

IMMUNODEPRESSIONE E BEN NELLA BOVINA IN TRANSIZIONE

È noto che la bovina in transizione è spesso vittima di una condizione energetica sfavorevole che altera la capacità del sistema immunitario di offrire una risposta adeguata (https://www.cortal.it/il-sistema-immunitario-delle-bovine-in-transizione/). Per far fronte alle necessità metaboliche tipiche del periparto, l’organismo richiede elevate quantità di energia, utilizzata in gran parte dal sistema immunitario per sostenere il numero crescente di cellule responsabili della prima linea di difesa dell’organismo come i neutrofili, i basofili, i macrofagi e i linfociti natural killer.

Quali sono i meccanismi che amplificano il bilancio energetico negativo (BEN)?

  • Insulino-resistenza: è un fenomeno fisiologico che agisce sulle cellule dotate di ricettori per l’insulina, come quelle del sistema immunitario innato, diminuendone la sensibilità. A livello ematico si riscontra dunque una maggior concentrazione di glucosio. Esso viene utilizzato quasi completamente a favore del feto prima del parto, e della ghiandola mammaria nel postparto, privando quasi completamente i tessuti periferici. Molti studi hanno riscontrato che la resistenza all’ormone dell’insulina avviene in diverse specie di mammiferi durante la gravidanza, una priorità metabolica per garantire la sopravvivenza della prole. Questo processo è fortemente accentuato nelle bovine ad alto potenziale genetico.
  • Lipomobilizzazione: lo scompenso energetico influisce anche sulla diminuzione della capacità dell’insulina di inibire la lipolisi e promuovere la lipogenesi. La mancanza di controllo sulla lipolisi comporta una notevole mobilizzazione delle riserve di grasso materne. Dal tessuto adiposo si libera energia sottoforma di acidi grassi non esterificati (NEFA). Tale meccanismo è accentuato dalla richiesta energetica dei tessuti periferici: più è grave il BEN maggiore sarà la liberazione di NEFA. Nel caso di un’elevata mobilizzazione dei NEFA possono verificarsi due scenari: i NEFA possono essere stoccati sottoforma di trigliceridi a livello epatico (steatosi epatica) o, in mancanza di glucidi, possono essere condensati a corpi chetonici. Considerando che la chetosi, clinica o sub-clinica, colpisce rispettivamente il 3% e il 30% delle bovine nelle prime settimane di lattazione, è importante prevenire questa malattia metabolica affinché non peggiori l’immunodepressione nel post-parto.

Ci sono altri fattori di origine alimentare che devono essere presi in considerazione durante la fase di transizione in quanto partecipano attivamente al metabolismo energetico del sistema immunitario.

  • Amminoacidi: è stato osservato che diversi amminoacidi (metionina, glutammina, treonina, leucina) diminuiscono molto nel sangue quando aumenta la produzione di leucociti. La competizione per gli amminoacidi aumenta perché da una parte il sistema immunitario ne ha bisogno per far fronte a infezioni o durante il distacco di placenta, mentre dall’altra la pressione selettiva li indirizza verso lo sviluppo del feto prima e la produzione di proteina del latte poi.
  • Integrazione vitaminica e minerale: è più facile da gestire in quanto la contesa con i fabbisogni della mammella è meno accentuata. I radicali liberi, conseguenza diretta dello stress ossidativo, possono essere infatti contrastati dall’azione di sostanze antiossidanti come vitamina A, vitamina E, rame, selenio, manganese e zinco. Tra i minerali un ruolo di primaria importanza è ricoperto dal calcio. La riduzione di calcio che avviene subito dopo il parto, oltre ad alterare la funzione della muscolatura liscia, incide negativamente sulla capacità fagocitaria dei neutrofili e in generale sulla risposta del sistema immunitario agli antigeni.
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2021-09-30T10:41:05+02:0030 Settembre 2021|Gestione dell'allevamento|