fbpx
///Aflatossine: come gestirle per ridurre il rischio per la vacca da latte?

Aflatossine: come gestirle per ridurre il rischio per la vacca da latte?

Il mais è il cereale preponderante nella razione delle bovine da latte. Il suo amido rappresenta la maggiore fonte di energia per le vacche e una sua carenza comporta inevitabili cali di produzioni e fertilità. Forma e lavorazioni industriali possono incidere notevolmente sulla velocità di degradazione e sulla digeribilità della granella di mais. Oltre a ciò, i particolari processi di pre-pulitura e sanificazione permettono di ridurre i rischi di micotossine.

Le aflatossine, sottogruppo più problematico delle micotossine, sono metaboliti secondari prodotti da funghi del genere Aspergillus. L’Aspergillus Flavus è uno dei maggior contaminanti del mais e, in determinate condizioni, può produrre due tipi di aflatossine, la aflatossina B1 (AFB1) e la B2 (AFB2). La AFB1 è considerata estremamente pericolosa per la sua cancerogenicità e l’Unione Europea ne ha stabilito i limiti di presenza: per le materie prime per mangimi 0,02 mg/kg (ppm) e per mangimi complementari e completi 0,01 mg/kg (ppm).

Una volta ingerita dalle vacche da latte viene assorbita rapidamente grazie anche al suo basso peso molecolare: la sua degradazione ruminale, seppur presente, pare essere molto limitata. A livello epatico, essa viene idrossilata per produrre l’aflatossina M1(AFM1): questo metabolita viene trasferito rapidamente nel latte, dove può essere rilevato già dopo 12 ore dall’assunzione. L’AFM1 è legata alla frazione proteica del latte, per cui risulta poi essere presente anche nei prodotti lattiero-caseari derivanti dal latte contaminato. La quantità di AFM1 nel latte è direttamente proporzionale alla quantità di AFB1 nell’alimento; tuttavia, sono numerosi i fattori di variabilità che ne influenzano l’escrezione. Poiché AFM1 è probabilmente cancerogena, l’Unione Europea, con il Regolamento (CE) 1881/2006, ha fissato il suo limite nel latte a 0,05 μg/kg.

In linea generale ecco quali sono i punti critici e gli accorgimenti che si dovrebbero intraprendere contro le micotossine:

  • conoscere preventivamente il livello di aflatossine di ogni lotto utilizzato. Gli alimenti a destinazione animale più frequentemente a rischio di contaminazione sono: granella o farina di mais, semola glutinata e germe di mais, sottoprodotti della lavorazione di oleaginose come farina di arachide, panelli di cocco, di palma e di lino, cotone e derivati;
  • evitare contaminazioni: effettuare la pulizia e la sanificazione dei silos con fumiganti (Fumispore) tra uno svuotamento e l’altro dei silos. Dal momento che la contaminazione fungina può avvenire anche durante la conservazione del prodotto, è buona pratica preventiva pulire tutte le aree di stoccaggio e trattarle con sostanze antimuffa;
  • nel caso il livello riscontrato fosse ben oltre i limiti di legge: è consigliabile non utilizzare il prodotto, anche se diluito, in quanto oltre al problema del passaggio nel latte, non va dimenticato che le tossine interferiscono sullo stato di salute delle bovine. Tale prodotto potrebbe, ad esempio, essere indirizzato verso impianti a Biogas;
  • se il livello è leggermente più alto della soglia di norma: è possibile intervenire con l’impiego di sequestranti specifici nelle quantità e metodologie corrette. È bene ricordare che l’uso di questi prodotti è una misura preventiva da raccomandare senza incorrere nell’errore di considerarla risolutiva. Il loro funzionamento è favorito dal diretto contatto con le tossine. Sarebbe quindi opportuno aggiungere tali prodotti direttamente all’alimento contaminato e non nella massa totale dell’unifeed (Tox defender afla);
  • impiegare nella razione alimenti alternativi al mais, come orzo, frumento o prodotti estrusi (prodotti Cortal con mais estruso: Soycorn, Cornex, Flycorn, Multicereal);
  • utilizzare prodotti specifici che proteggano l’attività epatica (Epatech) e il sistema immunitario (E-Sel Beta) aiutando la bovina a contrastare gli effetti tossici delle micotossine;
  • controllare lo stato di salute animale, evidenziando eventuali sintomi correlati alle micotossicosi ed effettuando dei periodici controlli sui livelli di M1 nel latte.
Print Friendly, PDF & Email
2022-03-28T17:48:31+02:0028 Marzo 2022|Non categorizzato|