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LA CHETOSI : cause, conseguenze e rimedi per contrastarla

Nell’ultima fase di gravidanza si assiste ad un notevole aumento dei fabbisogni nutritivi dovuto sia al rapido accrescimento del feto, sia alla preparazione metabolica e fisica dell’organismo al parto ed alla successiva lattazione.

Fabbisogni che si impennano ulteriormente nei primissimi giorni post-partum per l’inizio della produzione prima del colostro e poi del latte. L’animale a queste aumentate richieste di nutrienti non riesce a sopperire solamente con la dieta e risponde mobilizzando grandi quantità di lipidi dai tessuti di deposito, sotto forma di acidi grassi non esterificati (NEFA).

Questi, attraverso il circolo sanguineo, giungono al fegato dove possono subire due differenti destini metabolici:

1 – produzione di VLDL (very low density lipoprotein) che, rilasciate nel torrente circolatorio, risultano disponibili, ad esempio, per la mammella;

2 – ossidazione a corpi chetonici (Acetoacetato, Beta-idrossibutirrato, Acetone): questa seconda via diventa predominante nel caso di eccessivo afflusso di NEFA al fegato, sia per un’ incapacità dello stesso di metabolizzarli tutti, sia per una mancanza di energia (glucosio) necessaria per attivare il ciclo di Krebs e produrre ATP.

COSA COMPORTA

L’eccessiva presenza di NEFA comporta:

  • a livello ematico origina una patologia denominata CHETOSI con conseguenze negative sia a livello sanitario (abbassamento delle difese immunitarie), sia a livello produttivo e riproduttivo (incide negativamente sulla lunghezza dell’interparto);
  • a livello epatico origina una patologia denominata STEATOSI che compromette e rallenta la funzionalità epatica.

COME SI IDENTIFICA

La forma subclinica della chetosi, molto più diffusa di quella clinica, si manifesta con un leggero calo della produzione ed una forte caduta dell’efficienza riproduttiva.

Buona norma sarebbe saggiare regolarmente gli animali nel post parto con appositi test diagnostici per la misurazione di β-idrossibutirrato (BHBA) nel sangue per potere intervenire con idonee terapie individuali e/o di gruppo.

Per un monitoraggio adeguato e in assenza di segni clinici, è consigliato testare le vacche a 4, 8 e 12 giorni dopo il parto.

COME INTERVENIRE

In caso di chetosi acuta è necessario concordare una terapia con il veterinario aziendale. Per quanto riguarda l’alimentazione è possibile supportare l’animale con prodotti energetici a base di zuccheri e glicole (GLucoNex Cortal).

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2018-01-23T14:22:11+00:00 23 gennaio 2018|Patologie animali|